Del tema s'è parlato venerdì 4 marzo 2016 a Cesena (FC), in occasione della settima edizione dell'incontro tecnico "Innovazione tecnica e difesa fitosanitaria del ciliegio", promossa dal Crpv – Centro Ricerche Produzioni Vegetali e dall'A.Pro.C.C.C. - Associazione Produttori Ciliegie Colline Cesenate.
L'incontro ha toccato tutti gli aspetti della cerasicoltura: dalla creazione e gestione degli impianti, al catalogo varietale, alla gestione fitosanitaria (con un occhio alla Drosophila suzukii), fino alla gestione del post-raccolta.

Stefano Lugli, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna, durante l'incontro a Cesena.
In termini d'impianti, spiega Lugli, "oggi ne vediamo alcuni fatti al contrario, scegliendo prima la densità d'impianto, poi la varietà e il portinnesto, ma dovrebbe essere il contrario"; difatti la scelta varietale influenza la scelta della densità d'impianto, di cui ne esistono oggi di 3 tipi: a media densità, ad alta densità, ad altissima densità o superfitto.
"Quest'ultimo – riprende il docente universitario – è un modello nuovo, dove praticamente tutte le operazioni possono essere svolte da terra, tant'è che lo si chiama anche frutteto pedonale o ciliegio senza scala, ma è adatto solo per terreni molto fertili e richiede un gran dispendio di acqua. Non produce più degli altri sistemi, ma produce già dal terzo anno e ha di interessante che, con la varietà giusta, e ce ne sono solo 4/5, si ottiene il 90% dei frutti con un calibro superiore al 28". E, come ricorda lo stesso Lugli, "per il mercato, oggi la qualità è la pezzatura".

Il rapporto tra la varietà, la forma d'allevamento, il portinnesto e il sistema d'impianto. Clicca qui per consultare la tabella ingrandita. (Fonte tabella: Stefano Lugli)
Sugli impianti a media densità invece, prosegue Lugli: "Lo sbaglio che si fa spesso è quello di usare portinnesti vigorosi con varietà poco fertili, com'è il caso della Ferrovia, che invece per produrre vuole un portinnesto nanizzante: oggi, per una cerasicoltura moderna, dobbiamo parlare di produzioni in tonnellate per ettaro, che devono essere comprese almeno tra 10 e 15 ton/ha". L'alta densità invece "ha la stessa entità di produzione del media intensità ma, avendo meno frutti per albero, le ciliegie risultano più grosse. Il 70% delle operazioni possono essere effettuate da terra, richiedendo così meno manodopera. E' compatibile con le coperture, prestandosi a un residuo zero autentico, alla produzione integrata, al biologico".

Stefano Lugli.
L'ultima frase ci porta in un'altra, annosa questione del ciliegio: copertura sì, copertura no? "Non si parla più – riprende Lugli – solo di copertura antipioggia, ma di sistemi per la difesa da varie avversità: pioggia, grandine, antinsetto, anti-drosophila, contro gli storni. Finora la concezione è stata: faccio l'antigrandine, poi se piove metto la copertura antipioggia e se arriva la Drosophila suzukii faccio anche quella antinsetto, con il risultato che sul frutteto ci sono 3 reti".

Un momento dell'incontro dedicato al ciliegio, organizzato dal Crpv.
Ma coprire conviene? Lugli punta sul sì: "Con Ghelfi (professore in Economia ed Estimo Rurale all'Università di Bologna, ndr) abbiamo fatto un'analisi economica per capire quando abbiamo il ritorno dall'investimento in un impianto superfitto coperto, a 5mila piante per ettaro, invece che in uno più tradizionale". Al riguardo, due note: se il tradizionale ha un vita media di 25 anni, quella del superfitto è di una dozzina; ma come detto sopra produce prima. "Nel superfitto – spiega Lugli – se le ciliegie vengono liquidate a 3 euro al chilo, il pareggio di bilancio arriva al sesto, settimo anno, mentre nel tradizionale bisogna aspettare il dodicesimo. Se invece il prezzo delle ciliegie scende a 2,50 euro/kg, nel tradizionale non c'è ritorno dell'investimento. Se un produttore deve innovare, è meglio che l'innovazione non riguardi solo un aspetto dell'impianto, ma tutta la coltivazione".

Stefano Lugli, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna, durante l'incontro a Cesena.
Probabilmente, dove c'è stata la maggiore rivoluzione in campo cerasicolo è stata nella scelta delle varietà, come ricordavamo all'inizio; e tutto lasca pensare che sarà così anche in futuro, visto e considerato il fatto che a oggi i contributi che ad esempio le cooperative danno per i nuovi impianti sono per la stragrande maggioranza sulle nuove varietà. Senza addentrarci nelle singole cultivar, due elementi sono emersi nel convegno di venerdì. Primo: dai dati forniti, tanto maggiore è il calibro dei frutti e tanto maggiore è il prezzo di liquidazione. Secondo: a parità di calibro, prima le ciliegie arrivano sul mercato e più i prezzi sono alti.
Tuttavia, come rimarca Marta Mari, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna: "Se c'è un mare di sperimentazione in campo, c'è invece poco sul post-raccolta", eppure, rimarca, "è il passo dopo la raccolta che deve fare la differenza, perché parliamo di un frutto altamente deperibile, che si raccoglie maturo e dove diversi elementi possono influenzare la qualità: aspetto, lucentezza, colore del peduncolo, durezza, sapore".

Marta Mari, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna.
"Tutto quanto di buono abbiamo fatto in campo – continua Mari – può essere vanificato in post-raccolta"; un caso per tutti è il pitting, cioè tutti quei danni alla buccia che aumentano la deperibilità delle ciliegie e che sono provocati dai colpi che i frutti prendono durante la lavorazione, per esempio durante lo svuotamento delle cassette di raccolta, durante il salto da un nastro trasportatore all'altro, nei viaggi e così via.
Ma il riferimento è anche alla conservazione del prodotto, specie durante i viaggi. "Non possiamo pensare di spedire senza il film MAP-ad atmosfera modificata, che crea un'ambiente protettivo ricco di anidride carbonica e povero di ossigeno, in grado di limitare la perdita d'acqua e di peso della ciliegia. Abbiamo testato la varietà Sweet Arianna, rilevando che si presta bene alla conservazione con il MAP, reggendo anche 6 settimane. Con un simile tempo (di conservazione) possiamo portare le nostre ciliegie fin oltreoceano. Se il Cile ce le porta a Natale, noi gliele possiamo portare quando loro non le hanno".
Per maggiori informazioni:
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