Iscriviti alla nostra newsletter giornaliera e tieniti aggiornato sulle ultime notizie!

Iscriviti Sono già iscritto

State utilizzando un software che blocca le nostre pubblicità (cosiddetto adblocker).

Dato che forniamo le notizie gratuitamente, contiamo sui ricavi dei nostri banner. Vi preghiamo quindi di disabilitare il vostro software di disabilitazione dei banner e di ricaricare la pagina per continuare a utilizzare questo sito.
Grazie!

Clicca qui per una guida alla disattivazione del tuo sistema software che blocca le inserzioni pubblicitarie.

Sign up for our daily Newsletter and stay up to date with all the latest news!

Registrazione I am already a subscriber
Oltre la bancarotta di Plenty

Le reazioni del settore impongono una riflessione sull'agricoltura in ambiente controllato

Il fallimento di Plenty Unlimited Inc., annunciato il 23 marzo 2025 con la richiesta di protezione sotto il Chapter 11 (una procedura prevista dalla legge fallimentare degli Stati Uniti che permette alle aziende in difficoltà finanziaria di ristrutturarsi senza cessare immediatamente le attività, ndt), segna un momento cruciale per l'agricoltura verticale. Non solo per le dimensioni del crollo, ma anche per le implicazioni sull'intero settore dell'agricoltura in ambiente controllato (CEA).

Plenty, tra le aziende più finanziate nella storia del settore con circa 940 milioni di dollari raccolti, ha scelto la ristrutturazione sotto supervisione giudiziaria, scatenando un acceso dibattito tra gli esperti.

Le opinioni sono diverse, ma il messaggio comune è chiaro: Plenty non rappresenta il fallimento dell'intero settore, ma evidenzia i rischi di una crescita non sostenibile e la necessità di strategie scalabili in un mercato in continua evoluzione.

© Plenty

Il problema non è la tecnologia
"Plenty è solo uno dei tanti esempi sbagliati nel CEA", ha scritto Ruud van der Vliet, Ceo di Van der Vliet & Van der Oost BV. "Il settore comprende tutte le forme di coltivazione indoor, dalle serre a bassa tecnologia fino all'agricoltura verticale. Secondo le stime di Rabobank, WUR e AVAG, l'intera superficie coltivata in CEA a livello globale è di 3,7 milioni di ettari, ma la maggior parte è a bassa tecnologia, con una forte concentrazione in Cina. Le ricerche più recenti indicano che la coltivazione di frutta e verdura è più sostenibile nelle serre ad alta tecnologia".

"Attualmente, nel mondo ci sono circa 70.000 ettari di serre high-tech, di cui 10.000 nei Paesi Bassi, mentre l'agricoltura verticale si estende su meno di 1.000 ettari. Tuttavia, la necessità di una produzione alimentare più prevedibile e sostenibile spingerà la crescita di tutte le tipologie di serre, con il settore high-tech che potrebbe raggiungere 120mila ettari nei prossimi 5-10 anni".

Secondo Van der Vliet, le serre ad alta tecnologia rappresentano il metodo di coltivazione più sostenibile non solo per le piante ornamentali, ma anche per le verdure e i piccoli frutti. "Con i 400 milioni di dollari di Plenty, si sarebbero potuti costruire facilmente 100 ettari di serre high-tech, sufficienti per produrre tra 70.000 e 80.000 tonnellatedi pomodori a grappolo all'anno".

L'agricoltura verticale avrà un ruolo in un futuro ibrido
Charlie Guy, Ceo della società britannica di agricoltura verticale LettUs Grow, sottolinea che il settore dell'agricoltura in ambiente controllato (CEA) è molto più ampio dell'agricoltura verticale. "Questi fallimenti di alto profilo non sono ideali per chi ne è stato colpito, ma purtroppo fanno parte della crescita del settore. L'agricoltura verticale continuerà a svilupparsi, probabilmente a un ritmo più lento di quanto molti avevano previsto qualche anno fa. Tuttavia, rimarrà per ora solo una piccola parte del più grande movimento globale della CEA, che punta a produrre sempre più colture in ambienti protetti e sotto un controllo ambientale più rigoroso".

Guy evidenzia che esistono molte strutture e sistemi in grado di garantire questa protezione, migliorando resa e sostenibilità rispetto all'agricoltura tradizionale in campo aperto. "Noi di LettUs Grow lavoriamo da quasi 10 anni allo sviluppo dell'aeroponica avanzata, applicabile sia alle serre sia alle aziende agricole verticali. Conosciamo bene i vantaggi e i limiti di entrambi questi ambienti produttivi e siamo pronti a offrire consulenza nei diversi mercati in cui operiamo".

Il futuro, secondo Guy, sarà ibrido: un mix di agricoltura verticale, orizzontale, in serra, in tunnel e completamente indoor, affiancato comunque dalla tradizionale coltivazione stagionale in campo aperto. "L'intero settore della CEA è in crescita. Non lasciamoci scoraggiare dalle difficoltà di pionieri come Plenty. Innovare non è mai facile".

La strategia di mercato di Plenty sotto accusa
Non tutti gli esperti sono stati diplomatici nelle loro valutazioni. Rien Kamman, CEO di Source.ag, ha espresso un'opinione diretta: "Si sarebbero potuti spendere questi soldi in modo più efficace per migliorare la disponibilità e l'accessibilità economica del cibo? Io credo di sì. Negli ultimi due anni, investitori come SoftBank Group Corp., Walmart e Jeff Bezos hanno perso 2,7 miliardi di dollari a causa della bancarotta di sole quattro aziende agricole: Plenty (1 miliardo), AppHarvest (700 milioni), Bowery Farming (700 milioni) e AeroFarms (300 milioni)".

Secondo Kamman, con una somma simile si sarebbero potuti realizzare progetti molto più utili, davvero capaci di rendere frutta e verdura fresca più accessibili ed economiche. Un esempio? La costruzione di food cluster su larga scala, ispirati a modelli di successo come Agriport A7 nei Paesi Bassi o Leamington in Canada. Agriport A7 è un polo industriale da 1000 ettari nei Paesi Bassi, dove collaborano tre tipi di aziende:

  • giganti tecnologici come Microsoft e Google, che gestiscono grandi data center;
  • aziende agricole come Agro Care, Royal Pride Holland, Red Harvest e Harvest House, che coltivano verdure fresche in serre high-tech;
  • compagnie energetiche come Liander, ECW Energy e TenneT, che producono elettricità e fonti di energia sostenibili, come la geotermia.

"È un ecosistema che si rafforza a vicenda. Le serre possono utilizzare il calore in eccesso proveniente dalle strutture industriali e agire come un 'buffer energetico' per le fonti di energia rinnovabile (intermittenti), utilizzando l'elettricità in surplus dalla rete quando c'è sovracapacità e restituendo elettricità alla rete quando c'è carenza. In questo modo, l'industria delle serre nei Paesi Bassi fornisce quasi il 10% di tutta la domanda di elettricità nazionale".

"I circa 600 ettari di serre in questo cluster producono sufficienti pomodori freschi, peperoni e cetrioli per circa 20-30 milioni (!) di consumatori. A titolo di esempio, ciò significa che un tale cluster potrebbe fornire ortofrutta accessibile, sostenibile, pulita, sicura e sana a circa il 10% dell'intera popolazione degli Stati Uniti".

"Sviluppare tali cluster è complesso e richiede collaborazione tra governi, investitori in infrastrutture, operatori di serre esperti, compagnie energetiche, aziende tecnologiche e altri stakeholder. Ma un tale cluster potrebbe probabilmente essere stato costruito per meno dei 2,7 miliardi di dollari ora persi nel reinventare la ruota dell'agricoltura".

Modelli incentrati sulla comunità offrono un percorso alternativo
Nona Yehia, Ceo di Vertical Harvest Farms, azienda di agricoltura verticale con sede in Wyoming e nota per il suo modello di impatto sociale, ha commentato il fallimento di un'altra vertical farm, questa volta Plenty: "Non sono sorpresa, ma sono stanca. Stanca di leggere titoli che insinuano che l'agricoltura verticale non funzioni, quando in realtà ciò che è rotto è il modello di business. Stanca di vedere l'hype ricevere più attenzione dei progressi concreti. Stanca di storie come questa che rendono più difficile per chi, come noi, lavora ogni giorno per costruire qualcosa di duraturo".

"Presso Vertical Harvest Farms, abbiamo intrapreso un percorso diverso. Abbiamo trascorso quasi un decennio gestendo una vertical farm commerciale. Abbiamo commesso errori, imparato lezioni difficili e le abbiamo utilizzate per costruire un modello radicato nella comunità, nell'efficienza, nell'inclusione e nella sostenibilità a lungo termine. Ma titoli come questi? Rendono il nostro lavoro più difficile - più difficile raccogliere capitale, più difficile guadagnare fiducia, più difficile espandersi".

Fondata nel 2016, Vertical Harvest Farms coltiva verdure a foglia in ambienti urbani e impiega persone con disabilità come parte della sua strategia di assunzione inclusiva. A differenza di Plenty, che ha puntato su una scala nazionale tramite enormi investimenti di capitale, l'approccio di Vertical Harvest Farms è stato profondamente locale.

Il futuro passa per una scala più intelligente e una strategia mirata
Sebbene ci siano opinioni contrastanti sul suo ruolo nei sistemi alimentari globali, il successo commerciale di questa tecnologia dipende fortemente dal contesto, dalla dimensione dell'operazione e dall'esecuzione. L'agricoltura verticale ha ancora molto potenziale, soprattutto per colture, climi e applicazioni specifiche, come dimostrano i modelli locali di altri operatori. Il fallimento di Plenty, sotto procedura Chapter 11, potrebbe essere un punto di riflessione per l'intero settore, un'occasione per capire quale tipo di innovazione è realmente finanziabile, scalabile e sostenibile.

Per maggiori informazioni:
Van der Vliet & Van der Oost BV
Ruud van der Vliet, CEO
www.vandervlietenvanderoost.nl

LettUs Grow
Charlie Guy, Co-founder & CEO
www.lettusgrow.com

Source.ag
Rien Kamman, Co-founder & CEO
www.source.ag

Vertical Harvest Farm
Nona Yehia, Co-founder & CEO
www.verticalharvestfarms.com